“quando imparerò a non interrogarmi, a farmi male?”

Vengo a conoscenza della data di “Paolino” (così lo chiamiamo affettuosamente in famiglia) dal sito del suo management, una data fra gli altri, ma che spicca nella sua potenza evocativa “sede del concerto: Ferrara sotto le Stelle”.

“La Distanza”

Devo ammetterlo, lo sentito parecchie volte live, avevo persino pensato di volare in Lussemburgo per ascoltare una sua “gig”, ma poi non se ne fece nulla, non volevo lasciare la figlia unenne alla truppa dei nonni.

“La Schiena”

Parecchie volte dicevo, anche distante diverse ore da casa, ma mai a Ferrara, l’unica volta che i Benvegnù vennero in questo brandello di Emilia Paranoica era al Renfe, purtroppo quella sera non avevo cazzi di uscire, ma la cornice di Piazza Castello avrebbe sicuramente dato un pizzico di magia, e, parafrasando un collega del mio babbo, pare veramente una bomboniera.

“La Peste”

Ovviamente la compagnia che scarrozzo fino al concerto è nutrita, morosa compresa, ci sono tutti gli amici di concerti indie (ammesso che voglia dire ancora qualcosa questa definizione) ci mettiamo in seconda fila, già pregusto i colpi del “drugo” Franchi rimbalzare sui ciottoli medievali, i giri di basso del Baldini che rimbalzano sulle tende dei ristorantini da aperitivo che si affacciano alla piazza e le svioloncellate potenti di Guglielmo Ridolfo Gagliano.

“Molto Lontano”

Sinceramente ho sempre considerato Ferrara sotto le Stelle come un’amica più grande di te, che rivedi solo in estate, ma che sai aver fatto cose stupenderrime in passato, quindi aspetti con ansia l’annuncio delle band che, snocciolati nei freddi mesi, ti danno le farfalle allo stomaco.

“Love is talking”

Pensi che un festival così è un occasione di riscatto per una citta dormiente (lo dicevano anche gli Intelligence Dept.), che scalette così non ce l’ha nessun altro, pensi che magari trovi chi ti imbuca, o semplicemente rimani sul muretto laterale a sentire i concerti e pensi che i Sigur Ròs, con tutta probabilità, hanno preso casa a Pontegradella.

“Io ho visto”

Ho intravisto Paolo alle spalle del palco, sembra un pò imbolsito, l’ho visto gonfiarsi e sgonfiarsi come una fisarmonica ad ogni alternanza di tour estivi e invernali. Eccoli, si abbassano le luci, salgono sul palco. Attaccano.

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